Quattro modi per superare le barriere culturali nelle relazioni lavorative internazionali

­Pubblicato il 9 gennaio 2026 su Sezione Management / Formazione de Il Sole24 Ore (link in fondo all’articolo)

Mesi fa, durante un webinar di formazione con manager di un’azienda globale, è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Erano le mie 11 in Italia, le 18 a Singapore e le 10 a Londra. Il partecipante italiano gesticolava davanti alla webcam spiegando con passione le proprie convinzioni, la collega giapponese a Singapore annuiva in silenzio e l’olandese collegato da Londra lo interrompeva ogni due minuti per chiedere chiarimenti. Durante la giornata di formazione, il brasiliano ha proposto di prendersi prima un caffè virtuale insieme.

Qualcuno stava sbagliando?

No. Semplicemente navigavano territori relazionali diversi senza una bussola condivisa. E questo capita tutti i giorni ad ognuno di noi, senza andare lontano: la stessa scena si ripete in un meeting tra un siciliano, un lombardo e un friulano. Culture diverse, codici relazionali differenti.

Erin Meyer ci ha dato la mappa

Nel suo The Culture Map (che consiglio in ogni mio corso), Erin ha fatto un lavoro straordinario mappando otto dimensioni su cui le culture si differenziano nella gestione delle relazioni. Comunicazione esplicita vs implicita, feedback diretto vs indiretto, decisioni consensuali vs top-down, fiducia basata sui compiti vs sulle relazioni. Erin spiega benissimo perché un feedback considerato costruttivo a New York, viene invece percepito aggressivo a Tokyo. O perché una decisione presa rapidamente in Germania sembri frettolosa in Svezia.

Ma una volta capito che queste differenze esistono, come facciamo concretamente ad attraversare questi ponti culturali? Come traduciamo la teoria in pratica quotidiana?

Pubblicato il 9 gennaio 2026 su sezione Management / Formazione de Il Sole 24 Ore